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27 Agosto 2018

Rai: il denaro di pietra dell’ Isola di Yap

L’isola di Yap nel Pacifico, oggi uno dei 4 stati federati di Micronesia, era, agli inizi del XX secolo, uno dei luoghi abitati più remoti e inaccessibili della Terra. Fu solo nel 1869 che l’arcipelago di Yap vide nascere la prima stazione commerciale europea, gestita dalla compagnia mercantile tedesca Godeffroy e figli. L’Isola presentava una società notevolmente complessa, con un sistema di caste, una tribù di schiavi e confraternite di pescatori e lottatori. Aveva una ricca tradizione di danze e canti, una religione locale viva e palpitante, con tanto di un elaborato mito primordiale che riconduceva le origini degli Yapesi a un gigantesco cirripede attaccato ad un legno galleggiante. Ma senza dubbio la cosa più stupefacente di Yap era il suo sistema monetario.

L’economia di Yap poteva a malapena definirsi sviluppata; il mercato comprendeva soltanto tre prodotti: pesce, cocchi e il cetriolo di mare, l’unico bene di lusso. Non c’era altra merce disponibile per il baratto, nessuna agricoltura, l’allevamento comprendeva solo alcuni maiali. Nonostante ciò, con grande stupore dei primi colonizzatori, Yap aveva un sistema monetario altamente sviluppato, basato sui Rai.

Le pietre Rai ( in yapese Raay) sono grandi dischi circolari con un grande buco al centro ricavati dalla roccia calcarea. Le popolazioni locali le usavano come moneta. Il calcare per fabbricare le monete veniva estratto dall’ isola di Palau, distante circa 500 km.
Le pietre Rai presenti sull’ isola di Yap possiedono diverse dimensioni, le più grandi hanno un diametro di 3 metri, sono spesse 50 cm e pesano fino a 4 tonnellate. Il loro valore si basa non solo sulla dimensione, sulla finezza della grana e sul biancore della pietra calcarea, ma anche sulla storia di ogni singola pietra: se molte persone – o nessuna – sono morte quando la pietra è stata trasportata, o se l’ha portata un noto marinaio, il valore della pietra Rai aumenta. Le pietre Rai sono state utilizzate nelle transazioni sociali, come matrimoni, eredità, affari politici, alleanze, riscatto dei morti in battaglia o solo per il semplice scambio di cibo. Molte si trovano di fronte a locali di riunione o su percorsi specifici. Anche se la proprietà di una particolare pietra cambia, i nomi dei precedenti proprietari sono tramandati a quello nuovo. Anche le pietre che giacciono sul fondo del mare hanno un valore e un proprietario.

Come detto in precedenza, gli abitanti di Yap estrassero le rocce calcaree dall’ isola di Palau e le portarono a Yap con canoe e zattere. La leggenda locale sostiene che gli yapesi scoprirono le rocce circa 500-600 anni fa, quando una loro spedizione sbarcò a Palau. Il calcare non si trovava a Yap e quindi era considerato molto prezioso dagli yapesi. Le pietre furono dapprima intagliate a forma di pesce, ma alla fine fu scelta una forma circolare, probabilmente perché più facile da trasportare. Un palo fu messo attraverso il buco al centro della pietra in modo che i lavoratori potessero portarla: le pietre Rai più grandi probabilmente avevano bisogno di centinaia di uomini per il trasporto. Come contropartita gli yepesi pagarono il calcare con polpa di cocco, copra e perline. Nel 1871 un irlandese-americano, David Dean O’Keefe, ha assistito gli yapesi nell’acquisto di Rai e fornì agli yapesi aiuto e strumenti di ferro. Di conseguenza ci fu una forma di inflazione e le pietre Rai acquisite con questo aiuto furono considerate meno preziose rispetto a quelle più antiche. Il commercio delle pietre Rai si è infine fermato all’inizio del XX secolo, a causa di controversie commerciali tra gli interessi spagnoli e tedeschi nella zona. Le cave furono abbandonate. Quando l’ esercito imperiale giapponese conquistò Yap durante la seconda guerra mondiale, alcune delle pietre vennero usate come ancore o per la costruzione. Anche se il denaro di tipo occidentale ha sostituito le pietre come moneta di tutti i giorni, le Rai sono ancora scambiate in modo tradizionale tra gli yapesi. Si tratta di un simbolo nazionale e sono rappresentate sulla targa automobilistica locale.

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